In prima linea nella cura e nella ricerca del tumore del pancreas

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La scelta di curare pazienti affetti da tumore del pancreas e di fare ricerca su questa malattia è stato un misto di causalità e obiettivi personali. Dopo la specializzazione in gastroenterologia e durante il mio dottorato in Inghilterra, mi sono reso conto – anche grazie ai miei colleghi di allora – che il tumore del pancreas era, fra tutti, quello più sfidante e meno conosciuto.

Storicamente, infatti, è stato studiato meno rispetto ad altri tipi di tumore: oltre ad essere una malattia poco diffusa, il pancreas è un organo di difficile accesso. Purtroppo però negli ultimi anni si è rivelato uno dei pochi tumori in aumento, soprattutto nei paesi occidentali. In Italia ogni anno colpisce circa 15 mila persone.

È stato anche grazie alla mia formazione che ho avuto la prontezza di diagnosticare il tumore al pancreas nelle fasi iniziali della malattia proprio a mio padre: una diagnosi tempestiva e accurata che si è trasformata in una storia a lieto fine.

Affidarsi a centri di riferimento specializzati, come il San Raffaele che vanta un’ampia casistica e ha le infrastrutture tecnologiche per fare ricerca di eccellenza, è un fattore indispensabile, soprattutto per trattare tumori così poco frequenti.

Qui, all’interno del Pancreas Center, sono più di 100 i ricercatori e i medici che si impegnano ogni giorno per rendere questa malattia sempre più curabile. Da un lato ci occupiamo di studiare le alterazioni molecolari del tumore del pancreas per trovare approcci terapeutici sempre più personalizzati, dall’altro umanizzazione delle cure e l’attenzione alla qualità di vita dei pazienti rimangono un aspetto fondamentale.

Gabriele Capurso


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