Mettersi in gioco e non spegnere mai il cervello: i segreti di Eliana per la sua ricerca

Ruggiero compressor

 La mia passione per la ricerca è nata quasi per caso, ma da quel momento non ho più cambiato idea. Tutto è iniziato per un compito apparentemente noioso della professoressa di scienze al terzo anno di liceo. Dovevamo scrivere una relazione sulle nuove frontiere della ricerca e, poiché in quel periodo mio fratello maggiore portava sempre a casa delle riviste di divulgazione scientifica, avevo deciso di prendere ispirazione da lì: coincidenza vuole che su quel numero della rivista ci fosse un’intera sezione dedicata all’ingegneria genetica, alla clonazione della pecora Dolly e al lavoro dei biotecnologi in laboratorio.

Così, ecco che in laboratorio ci sono finita pure io. Prima a Roma – dove mi sono iscritta alla facoltà di biotecnologie della Sapienza – e poi ad Heidelberg in Germania per il periodo di dottorato. Anche per la scelta di quest’ultimo c’è stato in qualche modo lo zampino della mia famiglia: è stata mia sorella, infatti, ad accompagnarmi per mesi a quasi tutti i colloqui per le selezioni di dottorato, incoraggiandomi a seguire la mia passione. Sicuramente, è anche per il grande supporto che mi ha dimostrato la mia famiglia – e i miei adorati cani – che, nel corso della mia carriera, sono sempre partita con l’idea di tornare a fare ricerca nel mio paese.

Dopo circa sei anni anni in Germania e diverse collaborazioni internazionali, sono riuscita a rientrare in Italia, accolta nel laboratorio di Ematologia sperimentale di Chiara Bonini all’Ospedale San Raffaele, il cui obiettivo è lo sviluppo e la validazione preclinica e clinica di approcci innovativi di immunoterapia dei tumori sfruttando tecniche di ingegneria genetica. Il primo anno è stato abbastanza duro perché, accanto all’attività di laboratorio, ho passato molto tempo a scrivere progetti di ricerca per vincere finanziamenti - e di conseguenza per cercare di rimanere a lavorare qui al San Raffaele. Ora sono felice e sento finalmente di aver trovato il mio posto per dare il giusto contributo alla ricerca: l’esperienza del laboratorio di Ematologia sperimentale sul sistema immunitario e i tumori, unita alle mie conoscenze sul sequenziamento di particolari recettori di alcuni tipi di globuli bianchi (per la precisione i linfociti T), stanno dando risultati sorprendenti. L’intuizione iniziale è stata quella di potenziare il sistema immunitario dei pazienti affetti da leucemia per renderlo più efficace nel riconoscere ed eliminare le cellule tumorali. Per farlo, occorre inserire artificialmente nei linfociti un gene aggiuntivo, che faccia esprimere al globulo bianco un recettore specifico per il tumore, una sorta di antenna che gli permetta di riconoscere le cellule malate e attaccarle.

Nonostante richieda tanta pazienza e molta costanza, non mi sono mai pentita di fare la ricercatrice. La cosa più bella del mio mestiere è la necessità di tenere il cervello costantemente attivo, di non spegnerlo mai: a volte i risultati ottenuti non sono quelli sperati, e allora bisogna capire come e perché si è sbagliato, mettendosi in gioco ogni volta di più.

Eliana Ruggiero